— Dica meglio: la loro retorica, perché l’idea è piuttosto astrusa e complicata e non si presta troppo ad adattarsi nelle teste ottuse in cui la si vorrebbe trapiantare. Ma ammettiamo pure che sia l’Idea che trionfi, ammettiamo pure che i socialisti si conquistino tutti i cinquecento seggi del Parlamento; io nego sempre che i loro sogni febbrili possano per questo semplice fatto divenire realtà, come nego che l’êra della felicità universale abbia a essere mercè loro inaugurata.

— E perché, di grazia? — domandò l’Ugenti sempre con grande cortesia.

— Perché l’avvento del Socialismo non esige soltanto una riforma economica e sociale, già un poco fantastica com’è quella che si propone; ma sopra tutto una riforma delle anime e delle coscienze. Esige un’umanità diversa dalla nostra, rinnovata dalle fondamenta; esige l’abolizione assoluta di tutti gli istinti e i sentimenti che animano o muovono gli uomini sul nostro povero pianeta. Questo, almeno che io sappia, non si può ottenere né con la ragione né con la forza: e non lo si otterrà, mi creda, nemmeno con una legge votata all’unanimità dal suo Parlamento di socialisti.

L’Ugenti che, mentre Aurelio parlava, continuava a scrollare il capo in atto di diniego, s’alzò bruscamente in piedi per rispondere con maggior forza a’ suoi argomenti. Il Siena però, attento e impassibile al suo posto, lo prevenne.

— Io non sono socialista, — egli disse con la sua voce nasale, con il suo accento cattedratico — o almeno non sono collettivista nel senso etimologico della parola. L’abolizione della proprietà privata è, secondo me, una riforma ineffettuabile. Ma, ciò non ostante, mi guardo bene dal giudicare il Socialismo con la severità sdegnosa e con l’antipatia manifesta con cui il signor Imberido lo condanna. Lo spettacolo delle sofferenze umane, delle ingiustizie sociali non mi può lasciare inerte, estraneo, indifferente a osservarle o a giustificarle. Io considero quindi le nuove teorie come il risultato ancora imperfetto d’una ricerca nobile e generosa per alleviare le une e per rimediare alle altre. Sotto questo aspetto, bisogna riconoscerlo, il Socialismo è un’idea altamente rispettabile, che merita l’appoggio di tutti i buoni e il soccorso di tutti gli intelligenti.

L’Ugenti, ch’era rimasto ritto in piedi, approvò romorosamente; il Boris stesso annuì col capo, sorridendo; Flavia, che aveva fatto cenni palesi d’assentimento a ogni pausa dell’avvocato, battè in fine le mani e gridò con trasporto, guardando per la prima volta negli occhi l’Imberido:

— È vero! È vero!

Allora un’esasperazione subitanea prese Aurelio. L’antipatia fisica, che provava contro l’avvocato pedante, il pensiero geloso che Flavia fosse per appartenergli, il rancore, che avevan mosso in lui quelle approvazioni concordi e specialmente l’esclamazione entusiastica della giovinetta, lo fecero sussultare su la sedia e atteggiare il viso a un’espressione amara di disprezzo e di sarcasmo. Egli disse con la voce aspra e altezzosa:

— Questa è appunto la parte retorica del Socialismo, alla quale accennavo pocanzi e che costituisce tutto il suo fascino e tutta la sua virtù. Ma la retorica è sempre stata retorica; e con le vuote promesse, con le false lusinghe, con le descrizioni fantastiche d’un meccanismo sociale imperfettibile, non si ha, no, il diritto di mettere a soqquadro il mondo intero, d’aizzare le masse brute alla ribellione, di preparare al prossimo avvenire giorni criminosi di stragi, di rapine e di vandalismi....

L’Ugenti fece l’atto d’interromperlo.