Ma la giovinetta pareva che lo avesse affatto dimenticato, pareva che ignorasse la sua presenza alla festa familiare: tremante di commozione, guardava fisa il padre o la madre con occhi pieni di gratitudine e d’affetto, e non si stancava di scoccare su le loro guance quei baci sonori, che avevano nell’anima del giovine un’eco spasimosa.
Quando la signora Teresa si levò e uscì dalla stanza, Aurelio anche si mosse: fece qualche passo verso la finestra quasi cercando un soffio d’aria libera, poi, vedendosi inosservato, infilò pianamente la porta e riparò solo nel salotto.
Si lasciò cader di peso sul divano. Si prese il capo fra le palme, con atto disperato. Un ardore molesto gli infocava le tempia. Il cuore gli pulsava in petto con una violenza non mai avuta. I fumi del vino si spandevan torbidi e foschi intorno a lui, annebbiandogli la visione delle cose, dandogli a intervalli il senso ingrato della vertigine. — Egli si sentiva solo, affranto e desolato: egli soffriva terribilmente, e nessuno era presso di lui a confortarlo! Il suo dolore si dissipava inutile e indifferente nell’impassibilità dello spazio, come quello d’un qualunque bruto ferito a morte in una foresta!... Egli, certo, avrebbe potuto spegnersi così, senza che un’anima buona fosse accorsa in suo aiuto, senza turbare con il suo gemito indistinto la gioja romorosa di coloro che gli eran vicini!....
Impeti subitanei di collera sorgevano nel suo spirito a ogni scoppio d’ilarità nella stanza contigua; supremi abbattimenti lo prendevano appena l’ira cessava. E intanto un desiderio folle si faceva strada tra le tenebre di quel tumulto selvaggio dell’anima, usciva a poco a poco dal caos delle imagini oscure, si rischiarava, splendeva, scintillava come astro solitario in un cielo tempestoso: il desiderio di Flavia, d’una parola benevola di lei, d’una sua carezza su la fronte accesa, d’uno di quei baci inebrianti, ch’ella aveva pocanzi prodigati con tanto trasporto a’ suoi parenti. — Oh, perchè ella non veniva? perchè tardava tanto? Non sapeva ella forse ch’era là, solo, triste, afflitto da un’angoscia senza nome, ad aspettarla? E la sua pietà, sempre sì docile all’appello dei sofferenti, non si risvegliava dunque per la prima volta al suo grido disperato di soccorso?
Un passo leggero che s’avvicinava lo fece sussultare di sgomento e di giubilo. Egli non respirava più: il suo sangue pareva si fosse d’un tratto arrestato nelle vene. Era lei? Certo, era lei; doveva esser lei. La gioja ineffabile del suo cuore non poteva ingannarlo. Egli l’aveva invocata; ella, ecco, accorreva. — Oh, caderle ai piedi e morire!....
Qualcuno era entrato nel salotto.
Aurelio tolse con lento atto il viso alterato e livido dalla stretta delle mani, e guardò d’innanzi a sè, come un sonnambulo strappato repentinamente al suo sogno.
— Signor Aurelio, che cos’ha? — disse spaurita Luisa, avvicinandosi a lui con vivacità.
Egli continuava a fissarla senza parlare. — Ohimè, l’ultima speranza andava miseramente tradita. Il mondo non aveva più luce! La sua vita non aveva più scopo! L’inganno era mortale e palese: un riso acuto, a lui ben noto, si levò nella stanza vicina e venne a colpirlo d’improvviso come un’irrisione del Destino.
Luisa sedette al suo fianco, gli prese amorevolmente la mano.