Quando udì salire dal basso un suono di pianoforte, Aurelio si mosse. L’intenzione oscura che lo agitava si dichiarò su l’istante. Egli voleva veder Flavia nel giardino, in quell’angolo romito al rezzo degli ultimi abeti, dove l’aveva trovata sola la prima volta; voleva confidarle tutti i suoi pensieri, tutte le sue pene, per strappare a lei una confessione esplicita che in un qualunque modo mettesse fine alla crescente angoscia del suo spirito.
Discese precipitosamente le scale. Salì in corsa a traverso il bosco senz’incontrar nessuno. L’affanno l’obbligò a sostare qualche attimo al crocicchio delle due viottole, d’avanti all’antica erma dal volto corroso e dai seni intatti, come gonfii d’un desiderio immortale. — Oh, le memorie di quel calmo giorno lontano! Dov’era mai la sua pace? Dove, la sua gagliarda indifferenza? Dove, i suoi puri sogni di gloria? — Procedette poi a passo anche più spedito verso l’altura, quasi lo chiamasse, da quell’ombra, il vivido raggio di sole che illuminava a traverso un pertugio la sommità del sentiere.
Flavia era là, seduta sotto i pini, un po’ abbandonata su sè stessa, tenendo su le ginocchia un ricamo che osservava con intensa attenzione. D’innanzi a lei era disteso l’ampio scialle a mo’ di tappeto, tutto coperto di scatole, scatolette, astucci, astuccini, e d’un’infinità di fascetti colorati. Un’altra sediuola portatile all’opposto lembo dello scialle indicava il posto di Luisa, discesa per l’esercizio quotidiano di pianoforte.
Vedendola così vicina e così sola, sembrò al giovine che la sua mente per prodigio si vuotasse e ogni sua energia venisse d’un tratto a mancare. Rimase immobile allo sbocco del sentiere, incerto ancora se dovesse avvicinarlesi o retrocedere rapidamente prima d’essere scoperto. — Perchè era salito lassù? Che cosa avrebbe potuto dire a Flavia? Con che parole avrebbe incominciato? Egli s’era lasciato trasportare da un cieco impulso; e non aveva avuto il tempo di prepararsi al difficile colloquio, di concretare un abile pretesto di discorso o una qualunque giustificazione della sua presenza a quell’ora, in quel luogo! Egli si trovava di fronte a lei, dubbioso, inetto, disarmato, come un capitano che non abbia preveduto l’incontro d’un nemico formidabile! Che fare? Come presentarsi? E come allontanarsi? — Nella sua grande confusione, la fuga gli sembrava impresa quasi più ardua dell’attacco.
Ella alzò per caso gli occhi dal telajo, e lo scorse.
— Signor Aurelio! — esclamò, piacevolmente stupita.
— Buon giorno, signorina, — egli disse, levandosi il cappello e avanzando. Poi chiese con atto di maraviglia: — Sola?
— Sola, lo vede. Luisa, come sempre a quest’ora, è alla tortura dell’odioso strumento.
— Difatti..... — egli mormorò.
Voleva dire: «Difatti l’ho sentita studiare dalla mia camera.» Ma si trattenne in tempo, con il lieve tremito di chi stia per tradirsi o per isvelare un interno segreto. In vece domandò, concitatamente: