Flavia, intenta al suo lavoro, alzò lentamente il capo e fissò Aurelio con aria sospettosa, interrogando.

— Dica pure, — fece ella dopo una pausa, poi ch’egli non accennava a proseguire.

Un nuovo e più grave eclisse oscurò per qualche istante lo spirito di lui. — Che cosa dire? Come incominciare? Era dunque necessario rispondere? Egli non sapeva più nulla, nulla; ignorava per fino dove e con chi fosse; egli pensava a cose estranee; egli ora era tutto occupato a considerare attentamente il disegno d’un gran fiore giallo, che s’ergeva alto su l’erba del prato. Come staccare gli sguardi da quel fiore? Come concentrare la mente sopra un determinato soggetto?

Gli occhi di Flavia, che lo fissavan sempre con un’espressione acuta d’impazienza e d’interrogazione, l’obbligarono a troncare quell’indugio ingiustificabile. Egli parlò pianamente, cercando le parole, arrestandosi a ogni frase, quasi aspettando da lei un’interruzione che gli risparmiasse lo sforzo supremo di concludere.

— Signorina — incominciò — ella deve scusare la mia curiosità... È stata lei a risvegliarla... con la sua schiettezza, con la sua espansività, con la fiducia di cui si compiacque d’onorarmi fin dai primi tempi della nostra conoscenza.... Io vorrei farle una domanda.... una domanda forse un poco indiscreta.... forse inopportuna... e forse no... Ma desidererei, prima di rivolgergliela, una promessa da parte sua... desidererei ch’ella m’assicurasse di rispondermi francamente, senza timori e senza reticenze... perchè dalla sua risposta può dipendere... io saprei... In breve, signorina, mi permette di farle questa domanda?

Flavia, rassicurata dal lungo preambolo, lo ascoltava sempre più indulgente nell’aspetto, sempre più benevola, con un lieve sorriso di sodisfazione su le labbra. Ella aveva in quel momento la coscienza della sua superiorità di fronte a quell’uomo forte, intelligente e coltissimo, che balbettava con lei come un bambino; e cedeva senza riflettere al sentimento insidioso di pietà e di condiscendenza, che suscita assai di sovente nelle donne l’omaggio timido o servile. Rispose:

— M’interroghi pure quanto vuole; io cercherò d’esser più franca che m’è possibile.

Il giovine, osservandola di sottecchi, s’avvide del suo mutamento e fu investito come da un soffio subitaneo di speranza e d’audacia. Rialzò con un moto brusco il capo e rivolse sicuro gli occhi verso quelli di lei.

— La porta del suo cuore, — egli domandò, con accento leggero, — è dunque sempre chiusa, anzi murata, come due mesi or sono?

Il dado era gittato. Ogni ansietà non aveva più ragion d’essere: Aurelio si sentiva calmo, sereno, quasi indifferente, pronto a sopportare qualunque più fiero colpo. E la fanciulla, offesa dalla forma della richiesta e ancor più dalla espressione con cui era stata proferita, aveva cessato di sorridere e sosteneva gagliardamente lo sguardo di lui.