— Voglio consultarne un altro ancora.... sarà il quarto.... Tanto fa.... Andrò a cercarlo in capo al mondo, se occorre.

L'Adele non mi contraddisse, ma evidentemente ella non isperava nulla da questo nuovo consulto ch'io ero deciso a fare, non sapevo ancora con chi.

Passò qualche giorno prima ch'io fissassi le mia scelta fra le tre o quattro celebrità che m'erano state additate. Diedi finalmente la preferenza a uno ch'era allora in gran voga e che abitava in Firenze, e risolsi di fare una corsa io stesso in quella città affine di condurlo meco.

— Portami un gingillo nuovo da Firenze, — disse Giovannino.

Egli aveva intorno a sè una collezione di giocatoli, parte interi, parte sciupati. C'era una dozzina di soldatini di piombo, c'eran fantocci che a dar loro una spinta facevan prodigi acrobatici, e agnelli belanti, e sorci che si caricavano e correvano per la camera, c'era un convoglio di strada ferrata, un paio di cavalli zoppi, un pesce dalle squame d'argento, un teatrino cogli scenari a colori, una cucina di stagno, alcune scatole di cubi da costruzione, una lanterna magica coi vetri rotti, tutta roba accumulata giorno per giorno in questi mesi di malattia. Ma qualunque cosa Giovannino ci avesse chiesto, l'Adele ed io ci saremmo gettati nel fuoco per contentarlo. Io gli promisi il gingillo nuovo, ed egli mi baciò sorridente. Era magro, era pallido. Povero Giovannino! Quel sorriso su quel volto bianco e sparuto mi fece un senso!...

— Torna presto, — mi raccomandò l'Adele accompagnandomi fino alla scala.

— Posdomani son qui.... E tu, se c'è qualche cosa di nuovo, telegrafa all'Albergo del Nord.

— S'intende.

Ci stringemmo la mano senz'aggiunger parola. In verità nessuno avrebbe creduto che noi fossimo due coniugi risoluti a dividersi.

Il diavolo ci aveva messo la coda. Io avevo fatto i conti senza la politica; il mio Ippocrate era senatore, e come tale si trovava a Roma. In quel momento devono essermi scappate fuori delle grandi eresie. Devo essermela presa coi medici senatori, e fin qui manco male, ma poi devo aver imprecato anche al trasporto della sede del governo a Roma, e, Dio non voglia, persino al regime parlamentare.