Stetti un po' perplesso sul da farsi, ma m'ero tanto incaponito nell'idea di questo consulto che finii per prendere il treno diretto per Roma. Naturalmente, prima di partire, telegrafai all'Adele affinchè non si mettesse in pena pel mio ritardo.
A Roma, un nuovo contrattempo. Era domenica e il mio grand'uomo era andato a pigliar aria a Frascati. Lo si aspettava di ritorno la sera a mezzanotte. E io fin dalle undici ero nel suo salottino a contare i minuti. A mezzanotte e un quarto il luminare della scienza medico-chirurgica italiana arrivò e parve bastantemente annoiato di trovar gente in casa sua. Quando gli ebbi esposto il motivo della mia venuta e la mia intenzione di condurlo meco:
— Impossibile, — egli disse, — assolutamente impossibile. Domani va in discussione al Senato il codice sanitario, e io devo sostenere il lavoro della Commissione di cui faccio parte.
— Ma posdomani?
— Oh non son cose che si spicciano in un giorno, — egli rispose con una cert'aria, come se volesse dire: «da che mondo viene?» Poi soggiunse, guardando verso un uscio che doveva esser quello della sua camera da letto: — Mi dispiace....
Io non sapevo risolvermi ad andar via, e volli almeno riferire succintamente il caso, e sentire un parere.
— Quando non si vede il malato, — egli disse, — è molto difficile pronunciarsi. Ma la cura seguìta mi par la migliore. Lei è benissimo appoggiato.... il dottor Allinori sopratutto è un uomo di polso.... Dissentiamo su alcuni principii fondamentali della scienza, ma nel resto siamo d'accordo.... In questo caso poi avrei fatto anch'io come lui.
— Ma adesso? Che farebbe adesso?
— Eh, ritengo che farei l'amputazione.
— Si alzò dalla sedia, mi accompagnò cortesemente fino all'uscio, rifiutò qualunque compenso per le sue chiacchiere e mi diede la buona notte.