Di lì a un paio di settimane, forse, se avessi ancora avuto bisogno di lui, avrebbe potuto venire... Grazie tante.
— Bel costrutto ch'io avevo cavato dal mio viaggio a Roma! Ero assente di casa da quattro giorni e non sapevo nulla di Giovannino. L'Adele, anche volendo telegrafarmi a Roma, non avrebbe saputo dove dirigermi il dispaccio, perch'io m'ero dimenticato di dirle ove andavo ad alloggiare. Le inviai un altro telegramma annunziandole che rinunciavo per forza al nuovo consulto e che mi rimettevo tosto in cammino per ripatriare. Mi facesse trovar notizie alla stazione di Firenze.
Alla mattina presi la prima corsa per l'Alta Italia. Fatalità su fatalità! Un disgraziato ritardo a Orte ci fecer perder la coincidenza a Firenze. Bisognava aspettare cinqu'ore.
Trovai alla stazione un telegramma così concepito:
Non ci sono guai. Ti attendo. Hai ricevuto un altro dispaccio che ti spedii due giorni fa all'Albergo del Nord?
Adele.
Un altro dispaccio? Non seppi resistere alla curiosità di leggerlo e presi un fiacre che mi conducesse al Nord. Avevo tempo d'avanzo d'andare e tornare. Ecco il dispaccio che s'era incrociato col mio e che quindi era stato spedito prima che l'Adele sapesse della mia partenza per Roma:
Il dottore Allinori, il quale anticipò la sua venuta, dice che non c'è più tempo da perdere. Torna subito, subito, subito.
Queste parole mi misero la morte nell'anima. Cos'era successo di nuovo? È vero che il dispaccio posteriore era molto più tranquillante, ma in ogni modo, senza una grave ragione, Adele non mi avrebbe scritto così.
Non c'era tempo da perdere! Ciò significava che era necessario di far tosto l'amputazione, quell'orribile, quell'abbominevole amputazione! E mi si chiamava ad assistere a tanto strazio, si voleva ch'io fossi presente mentre si storpiava mio figlio!