Se il signor Isidoro non fosse stato fratello di un commendatore e senatore, egli sarebbe cresciuto tranquillamente in mezzo alle cassette di petrolio, ai barili di acciughe e alle botti di zucchero della sua casa Claudio Ferrarecci e figli, negozianti in più rami, casa fondata dal nonno suo, il signor Claudio, e continuata sotto la medesima ragione dai discendenti di costui. Tutt'al più il signor Isidoro avrebbe obbedito alla sua naturale inclinazione pavoneggiandosi dinanzi ai suoi avventori e trinciando giudizi sulle cose del giorno nella cameretta blù del caffè al Mercurio Risorto, ordinario convegno dei più cospicui rappresentanti del commercio locale.
Ma il signor Isidoro è fratello di un grande uomo, e ciò gli impone obblighi speciali e lo sforza a sollevarsi sopra le cassette di petrolio, i barili di acciughe e le botti di zucchero, e a tener d'occhio la situazione.
Sarebbe errore gravissimo il credere che il periodo più brillante dell'anno sia pel signor Isidoro quello in cui suo fratello viene a riposarsi in grembo della famiglia. Certo, in siffatte occasioni, il signor Isidoro si tiene stretto quanto più può ai panni del commendatore e senatore, e allorchè gli è a fianco saluta gli amici con un benevolo cenno della mano e con un sorrisetto di superiorità. Certo, in quell'epoca meglio che mai, egli può allargare la cerchia delle sue conoscenze, perchè il commendatore Filiberto incontra naturalmente per via molte persone autorevoli; e l'altro, se non è ancora in relazione con esse, tanto si agita, si dimena, si raschia, si soffia il naso, da attrarre la loro attenzione e da costringere il commendatore ad aprire una proposizione incidente e a dire a bocca stretta: Mio fratello. Il signor Isidoro s'inchina, ammiccando con l'occhio, come a significare: Egli è celebre, io no, perchè non ho voluto.
Soddisfazioni magre. In complesso, quando c'è il commendatore senatore, il nostro signor Isidoro è sacrificato, è schiacciato. Tutta la luce si concentra sul grand'uomo e a lui ne resta pochina davvero. Poi gli tocca tacere, e che supplizio è per lui! Poi gli tocca assentire ogni volta che il fratello parla, e anche questo gli pesa, perchè nel resto dell'anno egli dice sempre: Io sono indipendente.
Senza contare un'umiliazione più grossa. Talora, anche in mezzo della strada, il commendatore Filiberto, volendo conferire con qualcheduno, lo manda via senza tanti preamboli, e il signor Isidoro dopo uno di questi brutti congedi si trova assai sbilanciato. Qualcheduno, vedendolo, gli chiede maliziosamente: — E vostro fratello? — Avevo un affare e ho dovuto lasciarlo — egli risponde scambiando le parti. Ma la bugia gli lega la lingua, ed egli incespica, diventa rosso e coglie il primo pretesto per svignarsela.
È ben altra cosa quando il commendatore Filiberto è alla capitale. Allora il signor Isidoro diventa il legittimo rappresentante del grand'uomo, allora porta le ambasciate di lui a Caio ed a Tizio, ha ingresso libero dal prefetto, dal sindaco, dai giornalisti. E coi cittadini autorevoli per posizione o per influenza ama mostrarsi in pubblico, e li visita in teatro, e delizia della sua conversazione le loro consorti, nè abbandona il palco finchè non ha potuto in un modo o nell'altro affacciarsi al parapetto ed esser ben sicuro che trenta o quaranta individui almeno l'han visto. Le signore arricciano il naso e non nascondono la loro noia ai rispettivi mariti, ma i rispettivi mariti sono uomini pubblici, e il signor Isidoro è fratello di un uomo pubblico, di un uomo grande, influente, che ha lo zampino nei ministeri, ch'è un po' ombroso e con cui non bisogna guastarsi.
— Bella seccatura questi uomini grandi! — dice la consorte del sindaco, che ha la lingua lunga.
La prefettessa, più prudente, si guarda attorno e soggiunge a bassa voce. — Io li venero e li rispetto, ma vorrei che fossero figli unici.
Del resto, il commendator Filiberto non tien mica in gran conto il fratello e non gli affida mai uffizi i quali richiedano un singolare acume d'ingegno. L'indole degli incarichi è, su per giù, la seguente: consegnare in proprie mani una lettera chiusa, annunziare che il commendatore arriverà in tal giorno alla tale ora, e fissare un abboccamento, portare qualche rettifica alla redazione di un giornale. Ma il signor Isidoro attraversa la città come una nube grave di fulmini e sa dare a ogni inezia le apparenze di affari di stato.
— Novità? — gli si chiede per via vedendolo così misterioso e impettito.