— Oh! — disse questa con noncuranza. — Una certa signora Somariva e una certa signora Orsolini... Sa... vecchie conoscenze.

E si affrettò a mutare discorso.

Di lì a qualche minuto la contessa Basili si alzò per andarsene e la signora Cherubina, dopo avere tirato il campanello con tanta forza che gliene rimase in mano la nappa, volle accompagnare l'eccelsa visitatrice sino al fondo dell'anticamera ove le ripetè in mille modi i suoi ringraziamenti. Poi tornò trionfante in salotto e fiutò con ineffabile compiacenza il profumo di muschio che la contessa aveva lasciato dietro di sè. Finalmente, giacchè non le capitavano altre visite, ella passò nel gabinetto attiguo e scrisse una riga alla sarta ordinandole di recarsi tosto da lei.

La signora Cherubina intervenne sfolgorante di gemme alla festa della contessa Basili ed ebbe la insigne soddisfazione di ballare con parecchi giovinotti della gran società, e di essere presentata ad altre due contesse e ad una marchesa. Onde il nuovo salotto di casa Spiccioli non istette molto a popolarsi di gente comm'il faut, cosa dalla quale la salute della signora Cherubina ritrasse maggior giovamento che non ne avesse ritratto l'anno addietro da un mese di cura alle acque di Recoaro. Nondimeno la signora Cherubina è sempre democratica, e se una contessa non le restituisce presto la visita o non la invita ai suoi balli, ella sente un fremito repubblicano nell'anima e invoca un altro novantatrè.

LA CONFESSIONE DI DORETTA

— Oh bravo il signor Anselmo, — disse Doretta andando incontro al nuovo venuto e prendendogli le mani nelle sue. — Capita a proposito. Al confessionale io non vado, ma a un vecchio amico di casa, a uno che m'ha visto fanciulla e che può quasi esser mio padre....

— Grazie.

— Di che?

— Di quel quasi.

— A lei insomma, — continuò la giovine, — sono disposta ad aprir intieramente l'animo mio.... Sarà il mio confessore.