— Io spero che il medico di casa avrà il diritto di farsi portare una candela e di leggere una carta. Signora Gertrude, abbia la bontà di suonare il campanello.

— Non ce n'è alcun bisogno, — disse il vecchio dispettosamente. E rivoltosi a Gertrude: — Se vuole una candela, accendigliela; sulla credenza ce ne sono due.... O che fai lì come una statua? Santa pazienza!

Il dottore teneva sempre la lettera fra le dita; il signor Massimiliano gliela strappò con un impeto subitaneo.

— Sapete dove meriterebbe di andar questa lettera? Nella stufa.

Quantunque il Beverani fosse certo che una tale minaccia non avrebbe avuto effetto, egli ficcò gli occhi addosso al suo cliente, che pareva magnetizzato da quello sguardo e passava la lettera da una mano all'altra dopo averla tirata fuori dalla sopracoperta ch'egli stracciò in minutissimi pezzi.

Intanto la signora Gertrude faceva inutili sforzi per accendere il lume. Le sue mani tremavano ed ella non riusciva a tener fermi i fiammiferi vicino al lucignolo.

— Lasci fare a me, buona signora, — disse il dottore accostandosele con bontà. — Torni a sedere e si rinfranchi.

— Quella fraschetta ha tempo da perdere, — osservò il signor Massimiliano che aveva spiegato la lettera e l'aveva scorsa rapidamente con l'occhio.

— Dodici facciate fitte! E che scrittura! Figlia pessima in tutto, anche nella calligrafia!

E gettò con aria sprezzante i foglietti sopra la tavola.