Il primo giorno in cui ricomparve il sole, la Gegia si trovava come il solito per tempissimo alla sua finestra. Ella aveva una certa impazienza di ricominciare gl'interrotti colloquii e aspettava le nove. Ma le nove suonarono e Carletto non venne.... Nè alle dieci, nè alle undici, nè a mezzodì. La pianta d'erbarosa beveva allegramente i raggi del sole e una bianca farfalla, venuta non si sa di dove e smarrita in quel vicolo solitario svolazzava contenta intorno alle sue foglie.

Sul mezzogiorno venne la serva dell'avvocato a tirar le cortine. La Gegia si fece coraggio e chiese: — Non s'è visto stamane il signor Carletto!

— Mi pare — rispose l'altra ch'era sgarbata e aveva una grande antipatia per la zoppa chiacchierona, com'ella chiamava la Gegia — mi pare che se ci fosse l'avrebbe visto prima di me.

La ragazza non rilevò il tuono scortese della risposta, ma soggiunse: — È malato forse?

— Che vuol ch'io sappia? — replicò la fantesca stringendosi nelle spalle.

— Non mangi oggi? — chiese a ora di pranzo la zia Marianna alla Gegia quando vide che non toccava nemmeno le vivande.

— No, non ho fame.

— Come? — fece la zia accostando l'orecchio.

— Non ho fame.

— Se non ti piace, non so che farci.... Che vorresti ch'io ti preparassi? Un piatto di fegatini?.... Povera scema!