— Che sto meglio, e che mi alzerò domani e uscirò presto di casa giacchè ormai siamo in aprile e non ho più paura.
— Oh sì — soggiungeva la madre. — La primavera è un gran balsamo per te.
— Chi sa, domenica forse — ripigliò il malato appoggiandosi su un gomito — potrò andare a messa... E chi sa che non mi spinga fino dalla Gegia...
— Bada — interruppe la vecchia — non troppe cose in una volta. Ci andrai lunedì dalla Gegia... E bisogna che tu vada anche dall'avvocato...
— Sicuro; perchè egli mi passa sempre lo stipendio e mi conserva l'impiego... Insomma, o domenica o lunedì, se dura questo bel tempo la signora Gegia mi vedrà senza fallo.
Il buon Menico, nel riferire questi discorsi alla ragazza, tentennava un po' la testa, come a significare ch'egli non credeva a questa rapida guarigione; ma la Gegia gli diceva che egli era sempre stato un pessimista ed ella aspettava senza fallo Carletto per lunedì. Non isperava nulla per sè, non s'illudeva più nel bel sogno d'essere amata: le bastava rivederlo.
XII.
Senonchè, fino dalla mattina di quel lunedì atteso con tanta impazienza ella s'accorse che per quel giorno almeno le era forza rinunziare alla visita del convalescente. La temperatura s'era abbassata da un punto all'altro; pareva tornato l'inverno. Veniva giù un'acqua fitta, spirava un vento freddo che soffiando di tratto in tratto più forte faceva sbatter le imposte e moveva in giri capricciosi il fumo dei camini. Oppressa da una malinconia tetra, invincibile, la Gegia non trovava il verso di mettersi al lavoro. Ella stava immobile a sentir lo scroscio della pioggia, a guardar le goccioline che si formavano dietro i vetri della sua finestra chiusa e colavano a guisa di lagrime. E pensava a Carletto che aveva tanto bisogno del sole e a cui forse una giornata come questa ritardava di qualche settimana la guarigione... Forse egli era rimasto a letto, forse contemplava anch'egli mestamente il cielo color della cenere e si ravvolgeva entro le povere coltri per ripararsi dall'aria umida che penetrava nella sua camera attraverso le imposte sconnesse.
Assorta nelle sue tristi fantasie, la ragazza non sentì bussare una prima volta alla porta. Quando si bussò di nuovo:
— Chi è? — ella chiese in sussulto.