— Con chi? — chiede la bimba angosciosamente e, mentre ella attende la risposta, il suo cuoricino batte d'un palpito affannoso.
— Con me, Doretta.
— Con te? — ella esclama quasi non credendo a sè medesima.
— Sì, con me, col tuo babbo.
— Oh babbo mio! — ella grida, e le sue piccole braccia cingono il collo del signor Odoardo, e le sue labbra lo coprono di baci. — Oh babbo mio, buon babbo. Quando si parte?
— Domattina, se non ti fa paura la neve.
— Anche subito, anche subito.
— Subito no. Per bacco, non vorresti nemmeno pranzare?
E il signor Odoardo, svincolandosi dolcemente dall'amplesso della figliuola, si alza, suona il campanello e ordina che portino il lume. Quindi con un moto istintivo egli guarda ancora una volta dalla parte della finestra. Nella casa dirimpetto tutto è buio, il profilo della signora Evelina non si disegna più dietro i vetri. È sempre brutto tempo, cade sempre qualche fiocco di neve. Il servo chiude le imposte, tira le cortine; nessuno sguardo profano penetra ormai nel santuario domestico.
— Tanto fa desinar qui, — dice il signor Odoardo. — In salotto sarà una Siberia.