La Doretta mette in rivoluzione la cucina con la strepitosa notizia del suo viaggio. Prima si crede ch'ella scherzi; quando non si può dubitare che ella affermi il vero, si osserva sommessamente che il padrone dev'esser impazzito. Partire nel cuore dell'inverno, con un tempo simile! Almeno si aspettasse una bella giornata!
Ma che importa alla Doretta dei commenti della servitù? Ella non capisce in sè dalla gioia, canticchia, saltella per la stanza e viene ogni momento a dar un altro bacio al babbo. Poi versa la piena de' suoi affetti nel cuore del gatto Melanio e della bambola Niní, alla quale promette di portar da Milano un vestito nuovo.
A pranzo non fa che parlare della sua gita, mangia pochissimo, domanda sempre che ora è e a che ora si parte.
— Temi di perder la corsa? — chiede il signor Odoardo sorridendo.
Eppure, quantunque egli lo dissimuli, non è meno impaziente di lei. Ha bisogno di andar lontano, lontano. Forse non tornerà fino alla primavera. Perciò ordina che gli preparino il bagaglio come se dovesse rimanere assente almeno due mesi.
La Doretta si corica presto, ma non fa che ravvoltolarsi nelle coltri, e svegliar venti volte la cameriera per domandarle: — È tempo d'alzarsi?
Anche il signor Odoardo è desto quando il servo alle sei della mattina viene a chiamarlo.
— Che tempo fa?
— Brutto, signor padrone.... Su per giù come ieri.... Anzi io direi che se non avesse proprio urgenza di partire....
— No, Angelo. Ho urgenza.... È inutile.