«Mise il capo fuori della finestra, aspirò a larghi tratti l'aria frizzante della campagna, e cominciò a solfeggiare la deliziosa romanza dell'Anna Bolena:
Oh! non voler costringere
A finta gioia il viso,
Son belle le tue lagrime
Siccome il tuo sorriso,
con quel che segue. Proprio sotto della sua finestra un'imposta si aprì, e un bel visino arrovesciato apparve sul davanzale. Era Giulietta.
« — Bravissimo — esclamò la giovane con quella sua vocina melodiosa ed insinuante.
« — Oh diamine! già vestita, — rispose Ugo balzando subitamente, senza saperne il perchè.
« — Ma certo; e già nel mio santuario — soggiunse Giulietta accennando al suo gabinetto da lavoro e da studio. — Quegli che non è pronto è Alberto, il quale, per miracolo, vuol terminare una scrittura prima di partire. Anzi dovreste fare una bella cosa, andare a sollecitarlo voi stesso; già a me non abbada. — Guardò l'orologio e disse. — Sono le sette e mezzo. Mi pare che bisognerebbe mettersi in carrozza fra un'ora. Andate, andate, — Fece un cenno garbato col capo, sorrise in modo da mostrare, certo senza volerlo, una doppia fila di denti candidi come l'avorio, e sparì.
«Vi sono cose curiosissime a questo mondo. Ugo aveva visto Giulietta un centinaio di volte, e la gli era sembrata, come a tutti, un'assai avvenente donnina; ma, bella come in quel momento, egli non l'aveva trovata mai. Del resto, bella o brutta, egli non ci aveva che fare. Si guardò un momento nello specchio, e scorse un leggiero rossore diffuso nelle sue guance; onde divenne ancora più rubicondo, perchè arrossì di avere arrossito. Nondimeno, obbediente al comando ricevuto, fece in quattro salti le scale, e andò nello studio dell'amico.