«Alberto era difeso da un intero sistema di fortificazioni. Aveva dinanzi a sè un tavolino su cui i libri stavano ammonticchiati l'uno sull'altro sino ad altezze portentose; ai lati due scaffali pieni anch'essi di libri e di scartafacci. La poderosa persona era sprofondata in una scranna a bracciuoli assai bassa e larga, foderata di pelle nera, e tre o quattro sedie appoggiate al tavolino con le due gambe anteriori all'aria come persone svenute costituivano le opere avanzate della fortezza. Alquanto miope, egli teneva la testa china in modo da toccar quasi col naso la carta; con le dita sudicie d'inchiostro si carezzava i capelli che parevano acquistare a poco a poco delle dimensioni spropositate come il can barbone di Fausto.

«Ugo non potè trattenersi dal ridere quando entrò nella stanza. Ma Alberto non si scompose menomamente, e rivolto all'amico: «Vuoi udire — gli disse — questo passo d'una memoria sulla legislazione mineraria che debbo mandare stasera all'Antologia di Firenze? Io muovo dalla considerazione che il possessore del soprassuolo....

« — Senti — interruppe Ugo — la tua considerazione sarà giustissima, ma mi pare che non sarebbe mal fatto di rimettere la legislazione mineraria ad un altro giorno, e di disporsi alla partenza. Si fa, o non si fa questa gita?.... Ebbene: che cosa c'è?

« — Nulla, nulla — rispose Alberto, sollevando alquanto il capo e ravviando la chioma disordinata — penso alla grande mutazione che si è fatta in te da qualche tempo a questa parte. Tu non ti appassioni più per niente, e basta discorrerti di una questione seria perchè tu mi scappi di mano come un'anguilla. O dove sono i bei giorni nei quali si passavano insieme lunghe ore a ragionare de' nostri studi? Allora si trovava pur la maniera di vincere il tuo scetticismo. Lasciatelo dire... tu ti sciupi, l'aria della città ti fa male, la vita elegante ti ammazza l'intelligenza, gli amici scipiti ti riducono al loro livello....

«Così dicendo tuffò la penna d'oca nel calamaio, e poi la portò con tanto impeto sulla carta che ne cadde una grossa goccia d'inchiostro, la quale imbrattò tutto il foglio. Con la rapidità del lampo, Alberto vi corse sopra con la lingua, locchè finì col dare a quella macchia l'aspetto di una stella cometa.

« — Grazie pe' miei amici, che sono, o erano almeno, anche i tuoi — disse Ugo con un grande inchino. — E a proposito di che mi fai questa patetica perorazione? Io capito qui a ricordarti un impegno che hai preso iersera con me e con Giulietta... capito anzi per ordine di lei...

«Alberto fece una piccola smorfia col labbro, tantochè l'altro soggiunse:

« — Non ti darà noia, spero a sentirti parlar di tua moglie?

« — Hai ragione, hai ragione: il torto l'ho io che mi sono ammogliato... E non mica per lei — continuò poscia in un tuono di onesto candore — ...... non mica per lei che è un angiolo, ma per me che non ero fatto pel matrimonio. Ho bisogno di studiare io, ho bisogno di farmi una riputazione.... altro che di andare a spasso con donne.»

La signora Anna si morse le labbra, e proruppe: