«La giovine, discorrendo, si era accesa singolarmente nel volto e l'ondeggiare delle bianche trine sul petto mostrava quant'ella fosse agitata.

«Ugo non sapeva che rispondere, perplesso dinanzi a questa volubile facilità di parola, ma guardava trasognato la sua interlocutrice che gli appariva sotto una luce affatto nuova.

« — E in quell'età — proseguì ella, abbassando la tendina per ripararsi dal sole che cominciava ad entrar nella stanza — in quell'età la penna corre spontanea sulla carta per riprodurvi le idee che vi germinano nella mente, spesso puerili, ma più spesso generose; maligne giammai, poichè a me pare che il tempo della malignità principî quando si principia a dubitare di sè. Credere in sè medesimi vuol dire credere anche negli altri..... — Tacque un momento, giocherellò col fiocco della tendina, quindi bisbigliò a mezza voce... — E poi?

«Ugo, sempre più attonito, insinuò timidamente: — O sareste divenuta scettica, così presto?

Ella scosse il capo con una certa espressione di tedio, e disse: — Che so io?... vorrei vedere l'effetto che produrrebbe ad uno il diventar più piccolo della persona, se mai questo fenomeno fosse possibile. Io tengo per fermo che sarebbe un effetto analogo a quello che si prova nel sentirsi diminuir l'animo e l'ingegno. Ciò accade a me. Sì, sì; non istudiate una galanteria; ciò accade a me con una progressione che mi sgomenta. La mia immaginazione s'è fatta sterile, il mio cuore alberga dei rancori, dei sospetti che un giorno non avrebbero potuto allignarvi.

« — O Giulietta — proruppe Ugo — voi sposina di pochi mesi, voi che avete raggiunto ciò che dev'esser l'ideale di una fanciulla par vostra, unendo la vostra sorte alla sorte d'un uomo degno di voi, avete già di questi scoramenti nell'anima?

«Ella sorrise tristamente, dicendo:

« — Ma sono scorata appunto perciò, appunto perchè, avendo conseguito ciò che dovrebbe essere la felicità, mi sento oppressa da una malinconia nuova e invincibile. Ho unito la mia sorte a quella d'un uomo che avrebbe onorato del suo nome ben altra donna che me. Eppure, che sono io nella sua vita? Ho io saputo prendere il posto della più piccola fra le sue ambizioni?... O miei poveri sogni, come siete svaniti! — E accompagnò la frase con quel gesto della mano, e quel movimento delle labbra con cui suolsi accennare a una cosa che sfuma.

«Io vorrei pigliare a quattr'occhi il più virtuoso uomo che vi sia sulla terra, intendiamoci bene, un uomo che abbia vissuto, e che in omaggio a una virtù ideale non abbia soffocato tutte le proprie passioni, vorrei avere sovr'esso una potestà che lo inducesse a nulla celarmi, e vorrei chiedergli quale effetto egli proverebbe sentendo una donna attraente e leggiadra lagnarsi, in un istante di soave abbandono, della sua esistenza coniugale. Scommetto cento contr'uno ch'egli mi risponderebbe che nella sua prima impressione vi fu un lampo di gioia satanica. Egli l'avrà prontamente repressa, io l'ammetto, e qui sta la differenza tra l'uomo onesto e chi non è tale; ma non avrà potuto far sì che quelle rivelazioni non lusingassero il suo amor proprio, non gli aprissero l'anima a una speranza colpevole. Questa donna che vi mette a parte delle sue sofferenze ha dunque un alto concetto di voi, questa donna che vi parla del vuoto del suo cuore crede dunque che voi potreste riempirlo!... Mia cara amica, Ugo era virtuoso, ma uomo... Ed ora permettetemi di prendere un'altra tazza di tè.»

La signora Anna si era fatta pensosa: appoggiando il gomito al tavolino sosteneva con una mano il capo, e con l'altra moveva macchinalmente le forbici che le stavano dinanzi.