— E non potreste venire a dirittura alla morale della vostra storia?
— Oibò, oibò — rispose il signor Maurizio aprendo la chiavetta della macchina e chinandosi alquanto a guardar con occhio di compiacenza lo spillo dorato che si precipitava nella tazza. — Protesto contro chi mi volesse togliere la parola. — E continuò: — Ugo era virtuoso ma uomo, ho detto poco fa. E quello stato cominciava a riuscirgli piuttosto imbarazzante. D'altronde a una certa età vi è una paura che assedia l'uomo: è la paura d'essere ridicolo. Ora, prendetevela col mondo finchè volete, ma non vi è dato negarmi che un giovinotto il quale si lascia sfuggire il destro d'insinuarsi nell'animo d'una bella donna passa per ridicolo presso alla grande maggioranza de' propri simili.
« — Povera Giulietta! — egli mormorò dolcemente avvicinandosele alquanto.
«Ella lo guardò, e poi gli chiese:
« — Non sarete mica così se prenderete moglie voi?
« — Se trovassi una Giulietta, no certo.
«La giovine si fece rossa rossa e vi fu un istante di silenzio. Indi balzò subitamente dalla sedia e disse:
« — Scendiamo in giardino. Sentite come fa fresco.
«Ugo la precedette officioso nell'andito, aprendo per lei l'uscio a vetri che dava sulla scaletta. Scesero entrambi.
«Ai due pilastrini dell'ultimo gradino erano due vasi di geranii. Giulietta si abbassò con la persona ad odorarne i fiori cosparsi di rugiada: i capelli bruni le svolazzavano sul collo candidissimo, le trine ondeggianti lasciavano indovinare allo sguardo le curve dilicate del seno. Una panchina di marmo si trovava all'altro capo del giardino sotto un padiglione d'acacie. Giulietta prese là via più breve per giungervi, attraverso un praticello smaltato di margherite: l'erba era umida, ond'ella raccolse le vesti, e le tenne sollevate alquanto sopra il piede. Si assise sulla panchina e Ugo le fu vicino. Di repente cominciò a soffiare un vento gagliardo, e delle grandi masse di nubi si videro avanzarsi rapidissime sull'orizzonte. Il sole brillava per poi tornava a nascondersi un istante in uno squarcio azzurro del firmamento, poi faceva capolino di nuovo, sinchè scomparve del tutto. Gli alberi dondolavano il capo con un gemito sordo, la polvere saliva con un moto turbinoso, le gallinelle sbucando dai cespugli correvano sbigottite a ripararsi nel pollaio. Ugo e Giulietta si affrettarono a rientrare in casa: stettero in forse se prendere un'altra scaletta che metteva allo studio di Alberto, ma questi comparve sulla soglia per assicurare le imposte sbattute, e fe' loro segno che lo lasciassero ancora un poco tranquillo. Onde ritornarono dond'erano venuti, con una mano tenendosi uniti, con l'altra facendosi scudo agli occhi contro la polvere. Quand'ebbero salito i pochi gradini che conducevano al gabinettino di Giulietta, si volsero indietro un istante come per guardare l'insieme dello spettacolo.... Io non so se tutti lo provino, ma mi sembra che il trovarsi all'aperto allo scoppiare d'un uragano abbia un fascino indescrivibile... Si direbbe che la vita fisica si raddoppi. Spirar quell'aria frizzante e piena d'elettricità che v'investe la persona e gli abiti, veder tutte le cose mutar tinte e contorni secondo l'oscurarsi o schiarirsi del cielo, e il rabbonire, o l'imperversare del vento, essere, insomma, in mezzo a tutta quella commozione della natura, vi fa provare, non so perchè, un senso d'orgoglio. È un orgoglio irragionevole, lo capisco, perchè in fin dei conti non si compie menomamente un atto di coraggio, ma non sarà la sola cosa di cui non si possa rendersi ragione a questo mondo.