«I due giovani non poterono rimanere a quel mondo che pochi secondi. La temperatura s'era fatta più rigida, il cielo più buio, la pioggia sembrava imminente, e anzi aveva principiato a caderne qualche grossa goccia isolata. Si ritirarono di nuovo nello stanzino di Giulietta, e si posero un istante al davanzale della finestra, rapiti in apparenza nella scena che avevano dinanzi agli occhi, ma in fatto assorti in ben altri pensieri. Pure nemmen lì poterono trattenersi, quantunque agli ultimi lembi dell'orizzonte ricomparisse il sereno, e la pioggia avesse cessato; tanta era ancora la furia del vento.
« — Che tempo indemoniato! — disse Giulietta con un accento di vaga inquietudine.
«E si ritrasse alquanto.
« — È vero, — rispose Ugo seguendola.
«La finestra si chiuse con impeto e poco mancò che le impannate non andassero in frantumi. La rosa che Giulietta aveva intrecciata ai suoi capelli cadde a terra col gambo spezzato. Si chinò a raccoglierla, ma Ugo era stato più pronto di lei e l'aveva ghermita, dicendo: — Lasciatela a me. — Intanto l'uscio, che fino a quel punto aveva serbato un'assoluta neutralità, si serrò per propria iniziativa con grande furia e fracasso.
«Giulietta si scosse impaurita, tanto che il suo compagno stimò opportuno di sorreggerla.
«Ella si svincolò, e disse con voce rotta e velata: — O Dio, si soffoca. — Fece alcuni passi verso la porta, smarrita, confusa; poi si arrestò ad un tratto e ruppe in un pianto dirotto.
« — Giulietta, Giulietta, che avete mai? — esclamò Ugo correndo a sostenerla.
«Fece un debole tentativo per allontanarlo da sè, ma quindi ristette come persona sfiduciata delle proprie forze e si lasciò condurre sul divano.
« — Giulietta, Giulietta, perchè piangete? — continuò a chiedere Ugo, piegandosi su di lei, e sfiorandole con la bocca i capelli.