Malgrado del suo spirito alquanto mordace, la signora Teresa esercitava una singolare attrazione non soltanto sui fanciulli, ma anche sugli adulti. E Fortunata si fece animo a confidarle, non le sue vicende coniugali, che già erano note, ma le sue angustie per la proposizione che l’era stata fatta dal fratello.—Dio mio, come devo regolarmi? Come devo regolarmi?—esclamava la povera giovine.

La signora Teresa non amava le persone le quali non sanno regolarsi da sè; tuttavia ella non potè schermirsi dal rispondere. E riconobbe che la cosa era grave; ma pesato il pro e il contro, disse:

—Per me, accetterei.

E ripetè gli argomenti addotti già da Gasparo. Rimanendo a Venezia Fortunata non poteva recar nessun giovamento ai suoi genitori, e in quanto al signor conte Bollati, egli, con la sua condotta aveva perduto il titolo di marito e di padre. Fortunata doveva pensare alla sua figliuola, e per la bimba sarebbe senza dubbio un gran bene lo star con lo zio.

—Quello è un uomo—concludeva la signora Teresa—e in qualunque luogo si trovi, saprà farsi la sua strada e mantenere le sue promesse.

Fortunata si torceva le mani e gemeva:

—Dio, Dio!—E neanche vederlo? Neanche saper s’è vivo o morto?

—Qui ha ragione lei. Ma non c’è proprio caso d’averne notizie?

—Senta, signora Teresa, poichè è tanto buona, trovi un’anima pietosa che m’accompagni fino al palazzo Bollati. Dicono ch’è un vero rischio l’andar fin là, ma non importa....

—Crede che non si sia mosso di casa?