S’intese la voce della bimba che chiamava:—Nonna, nonna!
—Ecco, s’è svegliata—disse la contessa Zanze. E rivolgendosi alla figliuola le chiese: Vuoi andarci tu?
—Sì—rispose Fortunata. Ma pentitasi subito soggiunse:—È meglio che prima tu l’avverta che ci sono.... Andrò di qui a un momento.
Si fece portare una catinella d’acqua e vi immerse la faccia tre o quattro volte. Poi entrò nella camera di Margherita.
—Oh mamma, mamma—gridò la piccina battendo le mani.
—Tesoretto mio!—proruppe Fortunata piegandosi sopra di lei.—Starò sempre sempre con te.
Margherita le cinse il collo con le sue braccia nude e la coperse di baci che non volevano più finire.
—Ancora, ancora!—diceva la povera donna. Le pareva che quei baci scancellassero l’onta degli altri che, poco prima, ell’aveva ricevuti... per isbaglio.