Inoltre, Fortunata sperava in un miracolo, sperava in un ritorno d’affetto conquistato a forza d’umiltà, di pazienza e di devozione. Perchè, pare impossibile, ell’amava sempre Leonardo. Qualche volta, verso l’alba, mentr’egli dormiva della grossa, ell’entrava pian pianino nella stanza di suo marito, e si accostava al letto e si chinava a deporre un bacio su quella fronte non solcata mai da un pensiero generoso, su quelle labbra umide e sozze da turpi contatti. Una mattina quel tiepido soffio lo scosse a mezzo; abbastanza desto da sentir che una donna gli era vicino, non abbastanza da distinguer qual fosse, egli la tirò a sè, le gettò le braccia al collo. Poi spalancando gli occhi, vide la moglie, palpitante, svergognata come un’adultera côlta in fallo.

—Tu!—egli disse con un’inflessione di voce ch’esprimeva lo stupore e il disgusto.—Io credevo.... Peccato!... Va via.

—Oh Leonardo!—ella cominciò supplichevole e con le lagrime che le gocciolavano giù per le gote.

Ma un resto di dignità le tolse di proseguire. Divenne scarlatta, e coprendosi il viso con le mani fuggì dalla stanza. Indi, abbigliatasi in furia e fatto uno fardello di alcuni oggetti che più le premevano, scese a precipizio la scala e volò a casa sua.

—Oh!—esclamò la contessa Zanze—Cosa c’è di nuovo? Cosa t’ha fatto quel brigante?

—Capisco che avevate ragione.... Se mi volete, vengo a star con voi... per ora almeno...

—Sicuro che ti vogliamo.... Sei la nostra creatura.... Ma si può sapere?...

—Non c’è nulla... nulla.... E Margherita? E il babbo?

—Stanno benissimo.... Dormono ancora.... Però vorrei sapere....

—Oh è inutile, mamma....