Auf Wiedersehen, Herr Graf... a rivederci... Meine Complimenten den gnädigen Frauen, bitte.... prego miei complimenti alle signore,—gridò l’espansivo marchese stringendo forte la mano del conte Luca.

E raggiunse il crocchio degli amici a cui raccontò ridendo che der Herr Appellationsrath, con quella pillola del giudizio statario in corpo, non doveva dormir certamente per tutta la notte. Del resto, egli aveva fermato il conte Rialdi all’unico scopo di recargli un po’ di molestia e di sforzarlo a passeggiar di pieno giorno in piazza San Marco con un K. K. Offizier. Che se Herr Graf doveva per questa ragione soffrir qualche sfregio dagli italianissimi, egli ne avrebbe avuto molto piacere.

Il conte Rialdi uscì dalla piazza senza nemmeno alzar gli occhi. Non vedendo nessuno gli pareva che nessuno dovesse veder lui.

Invece prima di sera gli capitò a casa un bigliettino concepito a un dipresso in questi termini:

«Signor consigliere.—Se non foste padre di un eccellente patriotta, vi si darebbe oggi una buona lezione. Il Comitato si limita per questa volta a un amichevole avvertimento. Non è più lecito a un italiano di mostrarsi coi militari austriaci, fatta eccezione pegli ufficiali di marina che sono dei nostri. Austriaci e italiani non si devono ormai incontrare che sulle barricate o sul campo di battaglia. Abbiate dunque prudenza e moderate il vostro zelo di servitore fedelissimo di S. M.

«Il Comitato.»

Se il povero consigliere viveva sempre in angustie e aveva perduto il sonno e la fame non si poteva dargli poi tutti i torti. Compromesso coi liberali pe’ suoi sentimenti di fedeltà, compromesso col Governo per cagion del figlio che un dì o l’altro doveva passar un cattivo quarto d’ora, egli aveva per soprammercato da invigilar sulla pazzia della moglie alla quale era venuto il ticchio di far la patriotta ardente anche lei, e di trinciar di politica con le femminette che venivano a visitarla ne’ suoi martedì.

—Donna senza giudizio!—le diceva il marito.—Non la volete finire? Non lo sapete che c’è qualche signora che non vien più da voi per non sentir certi discorsi?... E cosa son questi colori sul vestito?... Via subito quel nastro.

—Oh,—rispondeva la contessa Zanze.—Voi sareste capace di aver paura anche se vi portassero in tavola un piatto d’indivia mista col radicchio rosso!

—E voi non avete sale in zucca.... Vi pare che siano momenti da scherzare, questi? Ci tenete proprio ad andar in prigione per il bel gusto di dir tutto quello che vi passa per la testa e d’abbigliarvi come un arlecchino? Vergogna! Alla vostra età!