—Gasparo, Gasparo, che pronostici fai!—esclamò Fortunata atterrita coprendosi il viso con le mani.

—Io non pronostico nulla d’inverosimile—egli le rispose. E vedendo che le sue parole l’avevano scossa se non persuasa, continuò:—Invece chi sa? Nei sani travagli del campo egli può trovare una vigorìa ignota, e sfuggendo ai pericoli può tornar rifatto di corpo e di spirito.... E allora, siane certa, egli benedirebbe chi gli avesse dato il consiglio di prender l’armi.

Che Gasparo credesse proprio al miracolo, questo non oseremmo affermarlo; tuttavia egli parlava con l’accento d’uomo convinto; e forse era convinto realmente che se v’era per Leonardo un mezzo di redenzione possibile, era quello da lui indicato.

Fortunata era in una strana perplessità. Col suo carattere timido, col suo sgomento della guerra, ella non sapeva neanche figurarsi di dover dare lei stessa al marito un suggerimento di quella specie; anzi non sapeva figurarsi che quel suggerimento non le destasse addirittura una ripugnanza invincibile. Eppure una voce interna le ripeteva che Gasparo aveva ragione e la sua mente si fermava volentieri su quella frase: egli può tornar rifatto di corpo e di spirito.... Se fosse vero?

—Gasparo—ella cominciò peritosa—se gli parlassi tu?

—Io?... No... non voglio vederlo... adesso.... Quando si sarà deciso a compiere il suo dovere di cittadino, allora, allora soltanto venga da me.... Io l’accoglierò dimenticando il passato, io farò tutto quello che sarà in mio potere per ispianargli la via.... Ma eh’ egli non mi capiti dinanzi se non è ben risoluto.... Hai inteso?

Visto che suo fratello era irremovibile, Fortunata mise un sospiro e disse:

—Gli parlerò io, proverò.

E il colloquio fu terminato così.