—Continua, in nome di Dio.... Son calmo, mi pare.
—Soggiunse: «Adesso c’è qui tuo fratello che ha un posto importante, che è pieno di aderenze....»
Gasparo non la lasciò finire.
—E avrei da servirmene per dare un impiego a lui, a lui che non è atto a far nulla, che non merita nulla?... Tronchiamo questo discorso.... O piuttosto—egli ripigliò—ma come non ci ha pensato lui subito?... piuttosto digli che c’è un modo per levarsi dall’abbiezione, un modo facile, sicuro, che può restituirgli la stima dei galantuomini....
—Quale? Quale?
—Tu pure me lo domandi?... Si ricordi dei suoi avi che affrontarono cento volte la morte per la patria; brandisca un fucile, vada, corra dove si combatte contro gli Austriaci;... un giorno solo, un’ora, un minuto di eroismo può sanar molte colpe.... Non rispondi?
—Andar soldato!—mormorava Fortunata, tenendo gli occhi bassi,—Ma egli non è robusto, non è avvezzo alle fatiche... e pur troppo in questi ultimi tempi....
—I vizi l’hanno indebolito di più.... Me lo immagino.... Non importa.... Ne son partiti degli altri, viziosi, scioperati al pari di lui; hanno capito, hanno sentito che quest’era l’unica via di salute....
—Ma egli, ne son sicura, non resisterebbe alla prova.
—E se fosse?—proruppe Gasparo con impeto.—Non c’è dubbio; andando alla guerra egli può soccombere alle fatiche, può morire, beato lui! con una palla in fronte; ma qui, non muore a oncia a oncia? E tu preferiresti di vederlo finire sulle panche d’un’osteria, forse nel canto d’una strada?