—Me l’aspettavo.... Ebbene?... Non hai dovuto riconoscer tu stessa che t’era impossibile viver con lui?.... E quand’egli ha stancato una pazienza come la tua!...
—No, Gasparo... forse non ne ebbi abbastanza... o almeno... non ebbi tatto... non so far niente io... che disgrazia! che disgrazia!
—Povera vittima!—esclamò l’ufficiale un po’ irritato, un po’ commosso.—Dovresti anche prendertela con te stessa! Quel miserabile che t’ha sedotta non per amore, ma per capriccio, che t’ha sposata non sotto l’impulso del dovere, ma sotto quello della paura, quel miserabile che non ha cuore nè per sua moglie, nè per sua figlia, che s’è mangiato tutto il suo, che è precipitato ruzzoloni di vizio in vizio, d’ignominia in ignominia, quel miserabile merita proprio che tu t’accusi per lui!
—È vero... egli ha le sue colpe... ha molte colpe... non lo difendo, no... ma è anche molto da compiangere... e se io potessi....
—Sicuro, se tu potessi dargli dell’altro danaro da scialar come prima fra le ballerine e le femmine da partito, tu saresti contenta come una Pasqua?
—Gasparo, non è questo.... Io vorrei aiutarlo a togliersi da quell’ozio che è la sua rovina... vorrei aiutarlo a trovarsi una occupazione....
—Un’occupazione? Lui? Lo credi uomo da occuparsi d’altro che... di quello di cui s’è occupato finora?
—Forse sì.... Mi pare che ne senta anch’egli la necessità....
—Che ne sai tu?
—Lo vedo talvolta... oh, avrei forse dovuto piantarlo affatto, solo, infelice com’è?... Lo vedo, l’ho visto ieri... era tranquillo, ragionevole.... «Che vuoi ch’io faccia?» mi disse. E soggiunse... ma non arrabbiarti... stammi a sentire con calma.