—Inutilissimo.
—Sarà. A ogni modo è necessario rispondere. E poichè il professore mostra tanta amicizia, tanta deferenza, bisogna coglier la palla al balzo e sollecitare il suo appoggio in un prossimo concorso… Non ho ragione, Girolamo?
—Sì…. veramente—rispose il figliuolo maggiore….—Ma c'è questo concorso?
—Pare che il Ministero si deciderà ad aprirne uno a Bologna—disse Eugenio Bardelli.
—Non c'è dubbio—ripigliò la signora Marianna con l'usato ottimismo—non c'è dubbio che il professore favorirà la tua nomina… È una specie d'obbligo morale per lui… Io però farei qualche cosa di più… Io senza perder tempo andrei a visitare la signora Diana, ch'è in villeggiatura sul Lago Maggiore fra Stresa e Belgirate, e la pregherei di patrocinar la mia causa… Quella è un angelo…
—Oh sì, sì—esclamò Eugenio con enfasi.—E m'ha anche invitato ad andarla a trovare… Gli è che non vorrei cascare in un giorno che ci fosse il professore.
—Perchè? Se ci fosse, meglio. Vi spieghereste a voce. Ma già ora è a Roma… E poi ci s'informa.
Non ci volle molto a persuadere Eugenio Bardelli dell'opportunità di questa visita. Più ancora che del posto perduto egli si crucciava all'idea di non poter frequentare la casa Varedo con la solita intimità, e gli pareva mill'anni di assicurare la signora Diana che i suoi sentimenti per la famiglia erano inalterati, e che, assistente o no, egli era sempre al servizio di lei, del professore e di Bebè.
Adesso la loquace signora Bardelli venne al nocciolo della questione. Se Eugenio non aveva il posto, naturalmente egli non riscuoteva neanche lo stipendio.
L'orefice capì a volo.—Quant'era?