Miss Harrison era in quel giorno estremamente battagliera e aggressiva. Certi bizzarri progetti edilizi annunziati dalle gazzette avevano esasperato il suo malanimo contro i profanatori di Roma.

—Siete peggio dei Vandali—ella esclamava. Quelli almeno si contentavano di distruggere. Voi distruggete… e rifabbricate. Ov'erano cose belle d'una bellezza eterna, sacre all'arte e alla storia, voi avete edificato le vostre moli grottesche e disarmoniche; avete ucciso la poesia delle rovine e della solitudine per sostituirvi il frastuono d'una vita artificiale e infeconda.

I due onorevoli protestavano contro questi giudizi. Non si facevano paladini della nuova edilizia romana; tutt'altro; ma sostenevano il diritto che ha ciascuna generazione di adattare l'ambiente ai propri bisogni; l'Italia non aveva proclamato Roma a sua capitale unicamente per custodirvi le rovine e per mantenervi inviolato il silenzio, ma per riaprirla a tutte le correnti del pensiero moderno, ma per farne una vera e rispettata metropoli del mondo civile.

La ruskiniana Miss Olivia si strinse nelle spalle.—È poi civile il nostro mondo?

—Miss Harrison stasera ama i paradossi—disse sorridendo Varedo.—Parla su per giù come il Papa.

—Il Papa!—gridò l'Inglese, punta sul vivo, e non riuscendo a spogliarsi, benchè fosse di spiriti larghissimi, de' suoi rancori di protestante.—Il Papa (spero che il mio linguaggio non offenda qui nessuno) è la piaga sempre aperta d'Italia… oh non c'è pericolo ch'io vada d'accordo col Papa… Ero una giovinetta alla caduta del poter temporale, e ricordo la gioia che provai quando il telegrafo ne portò la notizia. Non ne avrei avuta di più per una gran vittoria delle nostre armi… Amavo, adoravo l'Italia, che non avevo ancor vista, ma di cui conoscevo già un poco la lingua e di cui, fanciulla, avevo seguito con ansietà le vicende dal 1859 in poi… Saperla ora compiuta con Roma per capitale mi pareva l'avverarsi d'un magnifico sogno… E quanti eravamo, in Inghilterra, uomini e donne, abbiamo salutato l'avvenimento come uno de' più fausti della storia… Non c'era miracolo che non ci aspettassimo da voi. E certo siete diventati una nazione rispettabile; avete navi, soldati, strade di ferro, vapori, telegrafi; ma dove sono le alte idealità che voi, Italiani, avreste dovuto bandire, dove la rinnovazione morale che Roma avrebbe dovuto iniziare nel mondo?

Questa benedetta rinnovazione morale era stata per tanto tempo il tema favorito di Alberto Varedo che Diana non dubitava di sentir suo marito far eco alle parole di Miss Olivia.

Ma Alberto aveva la gravità ed il riserbo dell'uomo ch'è presso ad abbrancare il potere, nè voleva compromettersi con troppo esplicite dichiarazioni, almeno fin che non avesse afferrato bene il concetto della sua focosa interlocutrice.

Miss Olivia ripigliò:—Per esempio nella questione religiosa chi vi capisce? Ora ostentate la maggiore indifferenza, fate quasi professione d'ateismo; ora amoreggiate con la Chiesa; quando pure non facciate tutt'e due le cose in una volta, come certi mangiapreti che mettono i figliuoli in educazione dai Gesuiti o dalle Dame del Sacro Cuore.

Ahi, l'Inglese aveva toccato un cattivo tasto, perchè appunto l'onorevole San Giustino, il futuro Presidente del Consiglio, aveva due ragazze alle Mantellate a Firenze, e perchè nel programma dell'opposizione a cui appartenevano Varedo e Zonnini c'era una politica conciliativa verso i cattolici. Il Gabinetto che si stava per buttar giù aveva radicaleggiato in materia ecclesiastica; era quindi naturale che gli avversari, convinti o no, assumessero un atteggiamento affatto contrario. Anzi Zonnini, dopo un discorsetto un po' mistico pronunziato alla Camera, s'era guadagnato il nomignolo di specialista pel sentimento religioso. E poichè egli stesso, antico volterriano, aveva bisogno di rafforzarsi nelle sue nuove opinioni, non gli dispiaceva di far di tratto in tratto qualche prova che lo rinfrancasse nella sua parte.