Non ci volle più di così perchè i Feana concepissero chi sa quali atroci sospetti, che, al solito, presero la forma di amorosa ansietà per la rispettiva sorella e cognata.

—Daria, o Daria—gridarono a una voce il signor Giacinto e la signora Amalia,—cos'hai? Ti senti male?

—Ma non ho niente… Ma non era che un tovagliolo caduto per terra.

—Già, ma basta qualunque inezia a farti venir i tuoi vapori… Se tu vedessi come sei rossa…

—Desiderano che si apra un momento la finestra?—suggerì la padrona di casa.

—Oh, non occorre—rispose la signora Amalia.—Forse il meglio sarebbe che mia sorella mutasse posto.

Il signor Giacinto, alzando gli occhi dal piatto, slanciò uno sguardo severo a sua moglie che, per eccesso di zelo, comprometteva la causa comune.

—Che mutar posto d'Egitto?—protestò la sofferente con inusata energia.—-O che non è lo stesso?… Io sto benissimo dove sono.

E quasi per invocar protezione la florida signora si strinse di più al suo vicino.

In quella entrò la cameriera col dolce.