—O piuttosto che non abbia preso freddo?—insinuò Miss Olivia.

—Nemmen per sogno—ribattè la signora Daria che tra per la sua corpulenza, tra pei vapori del vino, era incapace di concepire la sensazione del freddo in sè e negli altri.—Eravamo così coperte.

La conversazione procedeva lenta, slegata, in attesa di Diana che non tornava. Varedo frattanto faceva passare in giro il dolce, il formaggio e le frutta.

Il pranzo era quasi finito quando Diana comparve turbata in viso, recando l'annunzio che Bebè aveva la febbre. Le aveva messo il termometro, ed era salito a 39 gradi e 6 linee. Bisognava chiamare il medico quella sera stessa.—Andrai tu, Alberto?

—Sì, sì, andrò. Ma non esageriamo. Sarà una effimera, come quest'inverno a Venezia.

—Non era un'effimera neanche quella—replicò Diana.—Tu non c'eri, tu non sai… Sono state due febbrette reumatiche… assai più leggere però, con una temperatura massima di 38 gradi.

—Benedetti termometri!… Saranno una bella invenzione…—borbottò il professore.

—In quanto a me—disse la signora Amalia—li ho banditi da un pezzo.—Già non vanno mai bene.

—Quest'è vero—soggiunse Zonnini.—Mi raccontava Gastaldi, il celebre medico, che qualche anno fa, nella sua clinica, per parecchi giorni, si notò una strana esacerbazione febbrile in tutti i malati. Bastò cambiare i termometri perchè ogni cosa rientrasse nello stato normale.

Diana ascoltava appena. S'era rimessa a sedere al suo posto, ma non aveva voluto prender più nulla, nemmeno il caffè. Il suo cuore era di là, i suoi occhi si voltavano ogni tanto dalla parte dell'uscio.