—Buon viaggio.

—Grazie… Diano loro notizie.

—Non mancheremo… E anche lei, signora Varedo, c'informi della salute di Bebè… Buondì, Bebè…. Ancora un bacio.

—Su Bebè, dà un bacio a quella signora….

—Buon viaggio… E torni, torni fra poco, signora Varedo…. Per noi sarà sempre un onore il mettere a sua disposizione il quartiere… Anche se avessimo altri inquilini, faremmo in modo da liberarcene.

—Arrivederci, arrivederci—continuavano i Feana.

—Arrivederci—rispondeva il professore.

Ma Diana non diceva che—Addio.

Ell'aveva paura di Roma; la teneva responsabile della malattia di Bebè, la incolpava d'aver, col suo fascino, distolto lei da' suoi uffici materni, d'aver reso meno assidue, men vigilanti le cure di cui, sino allora, ell'aveva circondato la sua creaturina.

Il signor Giacinto scese le scale, ajutò i Varedo a montar in carrozza. Avrebbe voluto accompagnarli alla stazione, ma aveva due impegni prima d'andar in ufficio, e se tardava troppo, apriti cielo! I superiori quando si trattava di lui, avevano sempre l'orario alla mano. Bella libertà che si gode in Italia!