—Auff!—fece Diana, quando la carrozza si mosse. Le pareva mill'anni d'essere in treno.
E chinatasi sulla bimba le rassettò la mantellina sulle spalle.
—Non avrà mica freddo?
L'Irene protestò energicamente.—O signora, come vuol che abbia freddo? Ha il vestito pesante.
Povera Bebè! Ci nuotava dentro quel vestito, tant'era divenuta sottile dopo pochi giorni di febbre.
Diana se l'era presa sulle ginocchia, ne lisciava i capelli, ne cercava sotto l'inviluppo dei lini le gambine stecchite, la palpava da ogni parte; e un'espressione di pena, d'angoscia si dipingeva sulla sua fisonomia.
Bebè piagnucolava, tendeva le braccia alla bambinaia.
—Lasciala all'Irene—disse Alberto a sua moglie.—E tu non ti crucciare così… Di qui a una settimana avrà ripigliato il suo solito aspetto.
—Dio lo voglia!—sospirò Diana.
In Piazza di Trevi la carrozza s'incrociò con un fiacre ove un signore solo leggeva un giornale. Era San Giustino.