—Ne son sicuro. Non rammenti quelle novelline, quei bozzetti satirici che si divertiva a scrivere anni fa?
—Bambinate. Ora ha smesso, e mostra un'inclinazione a studi più seri. Aiuterà suo marito, con cui è d'accordo anche nel puritanismo… Un po' puritana è anche lei… Tiene del suo povero babbo.
—Oh per questo non ho paura. Le lezioni della vita le insegneranno a essere indulgente come la sua mamma.
—Non però di manica larga come il suo zio materno—disse ridendo la signora Inverigo.
—Del resto—concluse l'ingegnere—poichè Domeneddio ha disposto nella sua sapienza ch'io diventi zio del professore Alberto Varedo, spero che finiremo coll'essere amici… Io ci metterò tutto il mio buon volere.
La signora Valeria tese al fratello ancora una volta la mano.—Grazie, Gustavo.
Egli strinse quella bella mano bianca e nello stesso tempo si chinò su Valeria e la baciò in fronte.
S'erano amati da bambini in su, ed egli era un cuor d'oro sotto il suo scetticismo apparente.
—Sono le dieci e tre quarti—notò la signora guardando l'orologio.—Varedo non può tardare… Non capisco che cosa faccia mia figlia… A meno che non voglia lasciarmi sola col suo aspirante.
—In questo caso batto in ritirata.