L'Irene si sforzava di sorridere, ma era manifesto ch'ella non riusciva a scacciare un triste presentimento.
E anche sul volto già malinconico di Diana si calava un'ombra più scura. Aveva ragione suo marito, erano sciocchezze; e nondimeno!… Quando si comincia ad almanaccarci su, è come un tarlo che lavora dentro… È vero; il pronostico si riferiva all'Irene, ma l'Irene aveva in collo Bebè… e Bebè era tanto pallida!… Per solito, in carrozza si divertiva; oggi i suoi occhi smorti giravano qua e là indifferenti come se nessuna immagine ci si fermasse; e i suoi labbretti esangui si aprivano a fatica per qualche monosillabo.
Solo davanti alla stazione ella si rianimò.— Ivia —ella disse.
Miss Olivia era sul marciapiede, ad aspettare i Varedo. Teneva con la destra la sua seggiola a libro, teneva con la sinistra la scatola dei colori, ma consegnò le due cose a un fattorino perchè gliele custodisse, e aperse le braccia a Bebè che si protendeva verso di lei.
—O Bebè, darling.
—Una stoia —implorò la piccina, memore delle fiabe che Miss Olivia, con inesauribile fantasia, raccontava seduta al suo capezzale.
—Non si può adesso, cara. Un'altra volta…. Quando tornerai.
E Miss Olivia, palleggiava la bimba, leggera come una piuma.
Diana tentennò la testa.—Com'è magra, non è vero?
—Oh, ingrasserà.