Diana consentì nell'opinione del marito.—Sì, temo anch'io che sarebbe peggio.

L'inglese staccò dolcemente dal collo l'esili braccia che l'avvincevano, baciò ancora una volta Bebè, e la consegnò, strillante e dibattentesi invano, all'Irene.

Diana e Miss Olivia s'abbracciarono.

—Grazie, grazie—diceva Diana, durando fatica a frenare i singhiozzi.—E addio.

—Non addio—replicò Miss Harrison.—Arrivederci.

—Ebbene, sì, arrivederci—ripetè Diana con improvvisa energia. La sua avversione per Roma era ormai vinta da un altro pensiero; quello di distrugger coi fatti lo sgomento superstizioso che il fallito scongiuro dell'Irene le aveva messo in cuore.

—Così mi piace—soggiunse Miss Olivia.

—In vettura, signori, in vettura.

Alberto salì ultimo, dopo aver barattato due parole con un collega che partiva per la via di Bologna e aver preso tutti i giornali del mattino.

Indi a poco a poco il treno si mosse.