—Purchè non avvenga—oppose Diana—che l'ambiente guasto corrompa i migliori. A esser in mezzo a colleghi che trafficano il voto, a giornalisti che vendono la loro opinione al maggior offerente, ad avventurieri che arricchiscono giocando alla borsa, c'è più probabilità di essere inzaccherati che di levare il fango agli altri.
—Con queste massime—ripigliò Varedo—ognuno resterebbe nella sua nicchia senza curarsi di nulla e di nessuno… È la glorificazione dell'egoismo.
Diana era di nuovo assorta nella bambina che s'era svegliata piagnucolando.
Il professore tornò ad immergersi nella lettura, fin che a poco a poco, rannicchiatosi in un angolo, s'addormentò per non destarsi che alla stazione di Pisa, al rumore d'una disputa scoppiata sotto la tettoia.
Era un collega, l'onorevole Vinciliati, che strepitava per avere un intero compartimento di prima classe a sua disposizione.
—Oh, oh—disse Varedo affacciandosi allo sportello. Per miracolo Vinciliati attacca lite col personale della ferrovia. È la sua specialità…. Abbiamo già avuto alla Camera tre o quattro domande a procedere contro di lui… che, naturalmente, si sono respinte.
—Bella giustizia!—borbottò Diana.
Ma Vinciliati che, urlando, correva lungo il treno, seguito dal capo conduttore e da un facchino con due valigie, nel passar davanti alla carrozza ove c'era Varedo, si quetò per incanto.
—Voi qui?… O che c'è un posto?
—Per esserci un posto, c'è—rispose Varedo.—Guardate voi… Siamo in quattro, compresa la bimba… Se volete?…