Anzichè terminare la frase. Diana tese l'orecchio e con un cenno della mano intimò silenzio.

Com'erano accese le sue guancie! Come batteva il suo cuore!

L'uscio s'aperse; il domestico annunziò:—Il professore Varedo.

Mostrava realmente un po' più de' suoi ventinove anni; non ne mostrava quaranta come aveva detto Gustavo Aldini; era piuttosto brutto che bello; nella gravità, nell'andatura, nel vestito poteva risvegliar l'immagine d'un pastore evangelico; ma in complesso non era nè così brutto, nè così grave, nè così solenne come si sarebbe supposto badando alla descrizione iperbolica dell'ingegnere. O forse l'emozione naturale di quell'ora decisiva dava alla sua fisonomia un'insolita mobilità.

Fatto si è che quella sera stessa Alberto Varedo chiese ed ottenne la mano di Diana Inverigo.

II.

In casa degli sposi.

Poco più d'un anno dopo, in una sera fredda di marzo, l'ingegnere Gustavo Aldini scendeva da una vettura di prima classe alla stazione centrale di Torino.

I Varedo erano sotto la tettoia ad aspettarlo.

—Oh zio—disse Diana buttandogli le braccia al collo mentre il professore lo liberava dalla valigia.—Bene arrivato. Perchè non hai portato con te la mamma?