Messo alle strette, il dottore dichiarò che nello stato presente della bimba egli non trovava nulla d'allarmante, che spesso le infezioni malariche sono ostinate e occorrono mesi e mesi e estirparle. Confidava, in estate, nella montagna; intanto non sapeva suggerire che una cura igienica non disgiunta da molti riguardi; perchè questo egli non poteva dissimulare, che un organismo indebolito era sempre più esposto alle insidie ed era meno resistente di un organismo robusto… In quanto alla signora Diana, ella non aveva alcuna malattia; aveva solo un'eccitazione nervosa che si sarebbe calmata da sè. Prescriveva intanto piccole dosi di bromuro.

Varedo volle dar un nuovo saggio della sua equanimità.

—Sia giudice lei, Giraldi. Di fronte a ragioni gravi, imperiose che mi chiamano, a Roma, ne vede di più imperiose, di più gravi che mi vietino di partire?

Un sorriso doloroso sfiorò il labbro di Diana.

A un quesito posto così, Giraldi da quella persona accorta ch'egli era, non poteva rispondere che in un modo. Quando, nelle famiglie de' suoi clienti, lo si voleva arbitro in qualche questione, egli, se non gli veniva fatto di cavarsela con una frase ambigua, si metteva dalla parte del più forte, non per viltà, non per secondi fini, ma per amore del quieto vivere, ma per abborrimento dalle discussioni lunghe.

—Ah no, professore—egli disse—non è il caso ch'ell'abbia da trascurare i suoi doveri civici. Salus publica suprema lex. Siamo al gran cimento, e guai se i capi non conducono le loro schiere al fuoco… Perchè lei, onorevole Varedo, è ormai uno dei capi… È inutile schermirsi, quest'è la verità… Una bella soddisfazione, signora Diana, aver un marito a cui tutti tengono gli occhi addosso come a un luminare del Parlamento… Sicuro che c'è il rovescio della medaglia: le frequenti assenze, le molte occupazioni…. Ma come si fa?… Non c'è rosa senza spine.

Di lì a poco Giraldi e Varedo uscirono insieme discorrendo di politica.

A un certo punto, côlto da uno scrupolo, l'onorevole riprese:—Dunque, dottore, per Bebè, mi rassicura?

Quantunque non ci fosse nessuno, Giraldi abbassò la voce.

—Senta, non vorrei esser frainteso… Oggi pericolo non ne vedo… Non vedo niente che mi autorizzi a mettere il veto alla sua partenza per Roma ov'ella non va per un capriccio, ma perchè deve andare… Inoltre, se mettessi il veto oggi, converrebbe che lo mettessi domani, e doman l'altro, e chi sa per quanto ancora… La bambina è gracile, pur troppo, ha avuto una scossa forte, non si può aspettarsi che rifiorisca in pochi giorni…. Siamo, direi così, in un periodo di equilibrio instabile dal quale, spero, usciremo col tempo e con la pazienza.