Questi riconsegnò la piccina alla bambinaia, dicendo malinconicamente:—Sono io che non so più farla divertire.
Di nuovo la Varedo fu colpita dall'espressione dolorosa della sua fisonomia.
—Ma che cos'ha oggi?… Altri dispiaceri in famiglia?
Egli chinò il capo in silenzio.
Diana, fatta un segno all'Irene, riaccompagnò lei e Bebè fino all'uscio, aggiunse alcune raccomandazioni e tornò con ansiosa sollecitudine presso Bardelli che teneva gli occhi fissi a terra per nasconder le sue lacrime.
—Parli, via—insistè Diana.—Che cos'ha?
Senza mutare atteggiamento, egli borbottò con voce sorda:—Ho torto… Non è permesso portare in giro le proprie miserie… specialmente dove ci sarebbe bisogno d'un po' d'allegria.
—Non dica questo—ribattè la Varedo.—Sa che io… sa che noi le siamo amici, e gli amici si cercano appunto nei giorni tristi… E—soggiunse—sono più atti ad intenderci quando hanno anch'essi le loro afflizioni.
—Ella è buona, signora Diana!—esclamò Bardelli alzando il viso commosso.—È una santa, meglio di quelle che si adorano sugli altari.
—Lasci le iperboli—ella interruppe con un languido sorriso,—e mi racconti… Si tratta sempre di quella disgraziata questione domestica?