Era un'ombra, una larva; così bianca come se le sue vene avessero dato tutto il loro sangue.

—Oh signora Varedo—ella gemeva,—che disgrazia, che disgrazia!… Ma dov'è Eugenio?… Era qui or ora. Credevo che le fosse venuto incontro…

E interrogava con gli occhi le femminette che s'eran tirate in disparte.

Una di esse mostrò l'uscio a sinistra.—È andato di là.

—Ma che venga dunque—ripigliò la Bardelli con la sua voce fioca.—Deve aver capito male… Quando saprà chi è… Chiamatelo, chiamatelo.

—Forse avrà da fare—disse Diana Varedo.—Non lo disturbino.

La signora Marianna s'ostinava.—No, no, lui stesso non mi perdonerebbe se non lo chiamassi… E poi è lui che ha la lettera… la lettera terribile… Vedrà, signora Diana, vedrà…

S'era rimessa a sedere, teneva, parlando, nelle sue mani la mano della Varedo, di tratto in tratto un tic nervoso le scomponeva la faccia…

—È stato per quel calice… Oh, se il mio povero marito avesse potuto immaginare?… Ma Eugenio le dirà meglio… Ah, eccolo che viene…

Eugenio Bardelli apparve sulla soglia. C'era tanto dolore nel suo volto, c'era tanta trepidazione e tanto sgomento che Diana cedette senz'altro all'impulso del suo animo buono, e svincolatasi con dolcezza dalla madre si avvicinò con la destra tesa al figliuolo.