—Siete matto?—esclamò San Giustino.—Una corsa eterna che sarebbe a Torino domani alle sette pomeridiane… Via, non ci pensate nemmeno… meno… Partirete domani sera… Anche se non ci sarà stato il voto… pazienza… Avrete fatto il vostro discorso, svolto il vostro ordine del giorno… Se no, chi lo svolge?… Voi, Zonnini, siete il secondo firmato… Toccherebbe a voi…

L'idea di dare il gambetto al suo carissimo amico non era lungi dal sorridere al buon Zonnini; però egli fece il modesto e il ritroso.

—Per carità, allontanate da me questo calice… Non si renderebbe un servizio al partito… Io non ho l'eloquenza di Varedo… Certo che se fosse assolutamente necessario, mi sacrificherei… Ma sarebbe una tegola che mi casca sul capo.

Quanto più Varedo s'accorgeva che Zonnini sarebbe stato disposto a sacrificarsi, tanto maggior riluttanza egli provava a spianargli il cammino.

—Vedremo—egli sospirò.—Capisco che prima di domattina non mi converrebbe di partire… Intanto spedirò un telegramma.

—Naturale… Usciremo insieme, se non vi dispiace—propose San Giustino.

—Ma scusa—disse Zonnini a Varedo,—che tu parta stasera o domattina, se non vieni domani alla Camera per me è lo stesso. Bisogna ch'io lo sappia.

—Te lo farò sapere, diamine.

—Presto.

—Prestissimo. Magari con un telegramma.