—Addio, addio, capiscarichi.
—Buona sera, Varedo—gridò Zonnini, e Fraschelli gli fece eco,—ti auguro di ricevere migliori notizie da Torino.
—Grazie, buona sera.
—Ecco il ristoratore del sentimento religioso—disse Varedo a San Giustino appena furono soli.
—Bah, Zonnini è un furbo che sente di dove il vento spira.
—Se partissi domattina alle 8—ripigliò Alberto—sarei a casa prima di mezzanotte.
—Ma no, ma no—insisteva San Giustino—non potete partire che domani sera.
Era una bella notte estiva, un po' fresca come sogliono esser le notti di Roma. I due camminavano frettolosi; solo quando furono sul Ponte Sant'Angelo rallentarono alquanto il passo.
Gonfio per le pioggie recenti, il Tevere s'ingolfava con un rumore cupo sotto le arcate; torreggiava di fronte, quasi in atto di minaccia, la mole Adriana; a sinistra, slanciandosi altera fuor del viluppo degli edifizi minori, s'ergeva la cupola di San Pietro; la curva del Gianicolo si protendeva con netti contorni sul cielo limpido, senza luna; qua e là, mobili o fissi, brillavano piccoli punti luminosi.
—È pur suggestiva questa Roma—notò San Giustino.