—Io ne so quanto voi—rispose Alberto.
—Già, già, non vogliamo essere indiscreti.
L'onorevole Cataldo, ch'era il più anziano dei tre e aveva cinque medaglie, cominciò a spifferar la sua lista. San Giustino, Presidenza e interni, Rutigliano, esteri, Lentini, guerra, Bavardi, marina, Pietrasanta, tesoro…
—Neanche per idea—interruppero gli altri. Erano d'accordo nel tener per fermo che l'incarico sarebbe dato a San Giustino, ma circa alla formazione del Ministero ognuno aveva la sua opinione.
—Se non fate parlare Varedo, è inutile—disse con la sua vocina di musco l'onorevole Orsara ch'era seduto a uno degli angoli e succhiava un pezzetto di cioccolata.
—Quando vi ripeto che non so niente…
Senza curarsi delle proteste, Cataldo seguitava la sua enumerazione.
Modica, finanze, Brusasco, grazia e giustizia, Sardi Gallese, istruzione pubblica…
—Ma che? Non è adatto…
—Importa molto!—replicava Cataldo.—Un Ministero si fa come si può, e nemmeno San Giustino farà miracoli. Del resto, caro Varedo, oggi noi vi abbiamo aiutato a rovesciar Crugnoli che era ormai un Presidente del Consiglio impossibile. Ma non ostante il vostro magnifico discorso, non siamo così ingenui da credere che sorgerà un'era nuova. Ne ho acquistata dell'esperienza in cinque legislature, e vi assicuro io che plus ça change plus c'est la même chose. La Camera è quella che è.