—La Camera si cambia—notò Varedo.
—La scioglierete, non c'è dubbio, e probabilmente di San Giustino salendo al potere, avrà il suo bravo decreto in tasca…. Ma il paese vi rimanderà su per giù gli stessi uomini…
Continuarono a discutere per un poco; poi l'onorevole Orsara fece una proposta.
—Se cercassimo di dormire per qualche ora?
E si levò in piedi per abbassar la fiamma del gaz, ma, breve di statura com'era, non ci arrivava.
—Son qua io—disse il suo vicino, l'onorevole Francioni, ch'era una pertica.—Ma io mi guarderò bene dall'addormentami. Scendo a Grosseto.
—E noi scendiamo a Pisa—soggiunsero i due compagni.—Non c'è che Varedo il quale faccia un viaggio lungo.
—Pur troppo. E che viaggio!
—Ma!—sospirarono i colleghi con quell'accento di simpatia discreta che le persone educate hanno sempre a loro disposizione come la moneta spicciola che si tiene nel taschino della sottoveste.
Il treno divorava lo spazio. Col berretto calato sulla fronte, l'onorevole Orsara russava, Cataldo e Francioni sonnecchiavano a occhi aperti.