—Per la bimba no… Ma per Diana…

—Diana?… Che cosa l'è successo?… dov'è?—chiese Varedo, turbato da questa frase sibillina.

—Sempre di là… Sempre… Son tre giorni che non si spoglia…

La signora Valeria s'interruppe per voltarsi verso un ometto tutto vestito di nero che s'era levato in sussulto da un divano ove sedeva mezzo assopito.

—Vada, Bardelli, vada a riposarsi per qualche ora… Oh Alberto, che Provvidenza è stato Bardelli per noi! Come ha dimenticato le sue pene per venire a divider le nostre!

Varedo, che sulle prime non aveva riconosciuto il suo antico assistente, gli tese la mano:—Grazie, Bardelli… E perdoni se non le ho mandato una riga di condoglianza quando mi è giunta la notizia…

—Oh professore—biascicò Bardelli. Ma le lacrime gli fecero un nodo alla gola e non potè dir altro.

La signora Valeria precedette suo genero nella camera mortuaria.

Curva sul letticciuolo della piccola estinta che ell'aveva, insieme all'Irene, finito appena di lavare e di pettinare, Diana trasalì leggermente e senza moversi di dov'era alzò lenta lenta il pallido viso.

Non però fece un gesto, non disse una parola per respingere il marito che le si avvicinava. Si sentì egli, prima di toccarla, respinto da una forza misteriosa; sentì egli al cuore e ai polmoni la stretta violenta di chi entra improvviso in una atmosfera di gelo. Le sue braccia che stavano per aprirsi ricaddero inerti, le sue labbra s'ammutolirono. E fermandosi alla sponda opposta del letto, egli si chinò a deporre un bacio sulla fronte di Bebè.