Varedo proseguì, a modo di spiegazione:—Andando al Governo… parlo nell'ipotesi che la crisi si risolva secondo le previsioni generali… andando al Governo, avrei la facoltà di chiamar presso di me qualche persona di mia fiducia… Lei potrebbe essere, che so io, il mio segretario particolare… Ciò non pregiudicherebbe le sue aspirazioni all'insegnamento superiore… Ma quei benedetti concorsi son così rari e ci son sempre tanti aspiranti… Neppur la cattedra di Palermo sarà facile averla…

Bardelli lo sapeva già che a Palermo gli si preparava un nuovo fiasco e che probabilmente quel fiasco non sarebbe stato l'ultimo; lo sapeva che le sue condizioni economiche non eran tali da permettergli di restar lungo tempo disoccupato; e nondimeno sentiva che l'offerta del professore non era oggi accettabile… Ah, con che cuore l'avrebbe accettata quattro o cinque mesi addietro! Seguitar a vivere nell'intimità della famiglia Varedo, veder ogni giorno Diana, veder ogni giorno Bebè, non era stato questo il suo sogno?… Ora la famiglia era disciolta; Bebè era morta, Diana non avrebbe accompagnato il marito a Roma… E se pur si fosse indotta più tardi a raggiungerlo, avrebbe ella gradito la presenza assidua di un uomo che aveva osato farle una dichiarazione d'amore? Ed egli stesso, Bardelli, era sicuro appieno di sè, sicuro di non esser ripreso dalla sua follia?

Mentr'egli studiava una risposta, Alberto lo levò momentaneamente d'impaccio dicendogli:—Non importa che si decida subito… Rifletta fino a domani… Già, per oggi, non c'è nulla di positivo.

E in fatti non c'era ancora la notizia che San Giustino fosse stato invitato al Quirinale.

Alle tre cominciarono le visite. Venne il Rettore dell'Università, vennero alcuni professori, e il Sindaco che non s'era potuto recare la mattina alla stazione, e il Presidente del Consiglio provinciale, e i direttori di due fogli cittadini, e altri ch'erano o desideravano di esser creduti in dimestichezza con un uomo vicino ad afferrar il potere.

Parlavano poco della disgrazia, e molto della crisi, molto del discorso di Varedo che faceva le spese di tutti quanti i giornali. E giù elogi, auguri, pronostici di grandezza e di gloria.

Ma Varedo rifiutava gli elogi, gli auguri, i pronostici. Il ricordo di quel discorso sarebbe stato per lui un cruccio eterno. Già egli nemmeno si rendeva conto del come gli fosse riuscito trovar frasi appropriate, aggruppar gli argomenti in ordine logico avendo sempre il pensiero rivolto a casa sua… Certo era che per cagione di quel discorso egli aveva ritardato la sua partenza da Roma e giunto a Torino non aveva abbracciato che un cadavere… Ah, se i successi oratorî si pagano a sì caro prezzo!

Gli amici lo commiseravano, lo confortavano, e il collega Sali, della facoltà di lettere, citava vari esempi di personaggi storici trovatisi come Varedo nella necessità di sacrificare i loro interessi particolari e le loro affezioni più sacre a qualche supremo dovere pubblico.

Alberto tentennava la testa.—È la scusa di noi altri uomini… Non c'è dubbio poi che in parecchi casi le esigenze della vita esteriore ci distolgono dal ruminar troppo i nostri dolori privati. Le povere donne non hanno questa valvola di sicurezza.

Indi tutti gareggiavano in sollecitudine nell'informarsi di Diana. Il Sindaco, il Rettore, il professore Sali dissero che le loro consorti sarebbero venute volentieri a visitarla, ma avevano inteso ch'ella non riceveva.