—Oh la bella cosa di scaricarsi dei propri pesi sulle spalle degli altri… specialmente per chi si atteggia a moralista!… E che conto ha fatto delle mie lettere… delle notizie sempre più sconfortanti che gli mandavamo da qui?… Già. il dovere lo tratteneva a Roma… quello de' suoi doveri che si conciliava con la sua ambizione… Te ne ricordi, mamma? Te ne ricordi, zio Gustavo? Voi mi dicevate «Vedrai, almeno una corsa a Torino la farà». Io che lo conosco, io vi rispondevo: «No…» Neanche il mio telegramma è valso a scuoterlo… E sì che quella era la tavola di salvezza che si getta al naufrago… Perchè non l'ha afferrata? Perchè non ha udito il mio appello, il mio ultimo appello?… Perchè ha lasciato morire la sua figliuola?… Ebbene, è morto anch'egli… come lei.
Diana si pentì dell'eresia che l'era scappata di bocca, e voltandosi verso l'uscio della camera dove la bambina giaceva, tra i fiori, sul suo letticciuolo:—Che dico mai?—esclamò.—Tu non sei morta, il mio caro tesoro… Tu vivi qui dentro…
Si portò la mano al cuore che si spezzava, e balbettò:—Egli, egli è morto.
La signora Valeria le sussurrò piano, baciandola in viso:—Perdona… Ah tu non sai quante cose le donne perdonino! Perdonano il tradimento, perdonano l'infedeltà…
Ma Diana l'interruppe con un'energia ch'era veramente meravigliosa in quel corpo sfatto dalle veglie, distrutto dall'angoscia:—Oh, il perdono è facile alle donne che sono state amate, alle donne che amano… Dove c'è l'amore, c'è posto per tutto… Io non l'ho trovato mai nel mio matrimonio, l'amore… per quanto l'abbia cercato… Io non ho sentito parlare che di dovere… E ho creduto che potesse bastare!… Tu taci, zio Gustavo…. Ma allora tu leggevi nel futuro… Tu sorridevi tristemente di quella nostra pretesa d'edificar una famiglia sul solo dovere…
—Non curarti di quello che ho potuto pensare—rispose lo zio.—Io penso adesso che convien sempre fare quanto dipende da noi perchè la vita non sia peggiore di quella che è… La via che hai scelta non conduce a nulla di buono…
—Sicchè tu pure, come la mamma, sei per il perdono, per la riconciliazione?
L'ingegnere accennò affermativamente col capo.
—E io—replicò Diana—sono costretta a ripetere a te e alla mamma: No… Una riconciliazione oggi sarebbe un'ipocrisia, e io ho mille difetti, ma non sono ipocrita… Del resto che bisogno ha egli di me? Egli ha raggiunto la sua mèta; passata che sia (e passerà presto per lui) l'emozione di questa sventura domestica, egli sarà un uomo felice… Non ha bisogno del mio perdono, nè della mia compagnia… Che ne farebb'egli a Roma d'una donna sempre in lacrime, sempre fissa in un'idea dolorosa? Via, mamma, tu gli rendi un servizio portandomi teco… Solo un puntiglio feroce potrebbe indurlo ad opporsi….
—Non si opporrà, ne sono convinta—disse la signora Valeria.—Ma non ha tutti i torti se desidera che tu gli chieda licenza.