—Chiedetegliela voi in mio nome—rispose Diana.—Ancora una volta, ve ne supplico a mani giunte, risparmiatemi la prova terribile di un colloquio con mio marito… Ve ne supplico in nome stesso di quelle speranze che voi coltivate nel segreto dell'anima vostra…. Ditegli che non lo odio, che riconosco i suoi meriti, che gli auguro gloria e fortuna… ma che oggi non posso… non posso…
I singhiozzi le impedirono di continuare; le forze le vennero meno; levatasi in piedi, si sentì vacillar sulle gambe, ma prima che sua madre o suo zio accorresse a sostenerla, ella ebbe il tempo di precipitarsi nella camera vicina e di cadere ginocchioni presso il letto di Bebè.
La signora Valeria la seguì e si chinò amorevolmente a lisciarle i capelli.
—Calmati, Diana…. Non ci ostiniamo più… Faremo a modo tuo… Ma tu pure sarai compiacente, non è vero?
Diana alzò, interrogando, il viso bianco come quello della piccola morta che le aveva strappato il cuore.
—Ti coricherai per qualche ora.
—Oh…. perchè?… È inutile.
—Per essere in grado di partire domani—ripigliò la madre.—Tu non vuoi restar qui dopo che…
—No, no—disse Diana con terrore.—Non un minuto…
—Vedi dunque…