Fatti due giri per la stanza, Alberto Varedo si fermò davanti a Bardelli:—Scriva. Deputato San Giustino—Roma.—Accetto. Parto in giornata—Sarò a Roma domani—Varedo. Questo lo spedirà primo, per urgenza…. E ora che non ci sono più dubbi sul mio ingresso al Ministero, ora che mi si offre non un semplice sottosegretariato, ma un portafoglio, quello d'agricoltura, industria e commercio, le rinnovo la domanda di ieri: Vuol venire alla capitale come mio segretario particolare con lo stipendio, per ora, di tremila lire? Sì o no?

Bardelli raccolse tutto il suo coraggio, e con voce abbastanza ferma rispose:—Grazie, professore, ci ho riflettuto… Ma proprio non ho attitudini per la politica.

—Un segretario particolare non ha bisogno di averne. Basta che sappia eseguire.

—Sarà, ma sento di non esser nato per quell'ambiente.

—Vuol rifletterci ancora? Vuol consultare la sua famiglia e farmi conoscer la sua decisione a Roma per sabato o domenica al più tardi?

Ormai Bardelli non pensava ad altro che a togliersi perfino la possibilità della ritirata.

—Io la ringrazio di nuovo dal fondo del cuore, ma è inutile. Sarei un pesce fuor d'acqua.

Alberto s'arricciò con le dita le punte dei baffi e disse in tuono gelato:—Come crede…. A ogni modo, mi fa oggi quelle commissioni.

—Vado e torno col danaro—rispose Bardelli che non vedeva l'ora di troncare il colloquio.

—Preghi l'ingegnere Aldini di passar da me—gli gridò dietro Varedo.