Mentr'ella rivolgeva a sè medesima questa grave domanda sentì lo zio Gustavo che diceva a suo marito:—Caro nipote, tu hai sollevato delle questioni che non si risolvono su due piedi e sarebbe già lungo determinare i punti ove andiamo d'accordo e ove no. Propongo il rinvio, tanto più che c'è un magnifico chiaro di luna, e che sarà meglio godercelo in santa pace.
La proposta incontrò l'approvazione generale.—Sì, sì, non guastiamoci la digestione.
Fra le cose che avevano bisogno d'esser digerite c'era anche il discorso, ammiratissimo, di Alberto Varedo.
Di lì a poco tutti s'erano alzati di tavola.
Diana, dopo di aver scambiato qualche parola con sua madre, si affacciò al parapetto della terrazza, sul mare.
—Che notte d'incanto!—esclamò, posandole una mano sulla spalla, l'Adelaide Nocera.
—Discutono ancora?—chiese Diana.
—No. I nostri signori uomini stanno regolando i conti.
—Non c'è aria nemmeno qui—riprese la Varedo.
—Figurati—replicò l'Adelaide—che le Duranti vorrebbero persuadere la tua mamma a chiudersi nella sala per sentir quella parodia di operetta.